Sarà scontata questa mia domanda visto che se n'è parlato a lungo in questi ultimi periodi, ma visto che la comunicazione mi è parsa piuttosto distorta e tendenziosa volevo sapere cosa ne pensate su quello avvenuto a Montalcino...
Visto dall'esterno mi sembra che il tutto si stia allargando a dismisura e che tutti vogliono essere i salvatori della patria.
Seconda mè bastava rispettare le regole e ripartire da quelle aziende che rispettano il gioco, e che lavorano per esprimere il territorio di Montalcino.
Permalink Risposto da lug su 20 Giugno 2008 a 9:46
Il vero problema è che qui in Italia è difficile sanzionare qualcuno. A Montalcino tutti sanno che le irregolarità sono state commesse e non solamente da tre o quattro inquisiti. Ma non solo a Montalcino; un pò da per tutto non si rispettano i disciplinari arricchendo i vini Doc con tante altre uve di provenienza varia (il che è vietato). Il problema dell'Italia è che nessuno della filiera di controllo fa bene il suo lavoro, quindi non ci sono controlli reali, oppure i controllati sono sempre e solo quelli che non hanno mezzi per esercitare potere contrattuale sulle istituzioni, i fiori all'occhiello tartassati (vedi i produttori biologici). Questo tartassamento che è previsto dalle leggi italiane, è positivo solo se applicato a tutti e non solo a qualche povero cristo di contadino che ha un ruolo non pagato di tutela del patrimonio naturale del nostro paese.
Permalink Risposto da lug su 20 Giugno 2008 a 10:50
da FocusWine di oggi:
Il Ttb intanto sembra aver ammorbidito la sua posizione: solo una garanzia, niente certificati di analisi
Brunello, ancora pochi giorni
per risolvere la questione Usa
Aggiornamento Ttb. Ieri intanto avevamo dato notizia della nota del Ttb a importatori e distributori Usa, in cui si avverte che dal 23 giugno le Dogane statunitensi bloccheranno alla frontiera i carichi di Brunello non coperti da garanzia del Governo italiano (vedi articolo in home page).
Nella nota, che a prima vista poteva sembrare un ultimatum, a differenza della lettera inviata a maggio all'Ambasciata italiana a Washington non si parla più di certificati di analisi che garantiscano la purezza del vino, ma solo di un attestato a garanzia del fatto che il vino sia corrispondente al disciplinare e come tale vendibile anche in Italia.
Un ammorbidimento della posizione del Ttb, quindi, e la conferma la si ricava anche da una lettera inviata qualche giorno prima dalla Nabi (l'Associazione degli importatori Usa) ai propri associati, in cui si afferma che, a seguito dei colloqui avuti con le autorità italiane, il Ttb si è reso conto di non poter ottenere allo stato attuale certificati di analisi che attestino che il contenuto della bottiglia sia Sangiovese 100%, con il conseguente ripiegamento su una garanzia di tipo fiduciario, poi in effetti resa esplicita nella nota del Trade Bureau del 17 giugno, garanzia che dovrebbe essere in grado di sbloccare la situazione di impasse attuale.
Evidentemente, il Comitato a tre costituito dal ministro Zaia, in questo momento specifico e in attesa del 23 giugno, serve a dare agli americani questo tipo di garanzia "diplomatica", almeno nei prossimi sei mesi in cui sarà operativo.