Negli ultimi anni si è molto sviluppato l’uso della degustazione del vino. Enologi, sommeliers, giornalisti, appassionati, … sono persone che cercano di studiare, analizzare e descrivere il vino assaggiato.

Ma da quando si degusta il vino nei termini che conosciamo ?
Grazie ad un regalo di un amico siamo entrati in possesso di un volume titolato “Manuale dell’enologo e del cantiere”, un documento scritto da Arturo Marescalchi e pubblicato in più edizioni tra il 1913 ed i 1926. Un manuale dove sono spiegate le varie operazioni enologiche e classificati i diversi tipi di vino. La prefazione di Marescalchi cita: “come esistono i manuali per gli ingegneri, gli elettricisti, gli agronomi, i forestali, ecc., abbiamo pensato che sarebbe stato molto utile avere anche un prontuario per l’enologo ed il cantiniere. …”.
Quello che più ci stupisce è che da pagina 31 a pagina 37 sono tracciati i punti da seguire per una corretta analisi organolettica del vino, le stesse valutazioni che oggi sono stampate sulle varie schede di degustazione.
Già allora si valutava il carattere dell’effervescenza degli spumanti.
La limpidezza del vino: limpido, brillante, velato, torbido, ….
Il suo colore: incolore, paglierino, dorato, … o chiaretto, rubino, granato o rosso cupo, violaceo e aranciato, …
L’odore ed il sapore: aromatico, profumato, abboccato, sapido, vinoso, debole, molle, alcolico, generoso, vivo, di corpo, nervoso, carnoso, … che finisce presto, …
Una riflessione ?
È proprio vero che negli ultimi decenni non abbiamo scoperto niente, ma abbiamo contribuito a farlo diventare una moda.
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